Gaffa [11-2017]

La band di Las Vegas torna con il quinto album, Wonderful Wonderful, ed un concerto in Danimarca a Febbraio. Incontriamo i Killers al Tinderbox per una chiacchierata su ironia, Mark Knopfler, il futuro della band e molto altro

Come succede a molte altre band, anche per i Killers ci sono alti e bassi. Wonderful Wonderful è stato pubblicato di recente eppure sono poche le nuove canzoni ad essere suonate nell’attuale tour, che porterà la band Americana alla Royal Arena il prossimo 25 Febbraio. Gaffa ha incontrato il quartetto di Las Vegas subito dopo il loro fantastico concerto pieno di successi al Tinderbox Festival di quest’anno, ad Odense. I Killers vanno e vengono da sotto i riflettori da quando hanno pubblicato album molti amati come Hot Fuss (2004) e Sam’s Town (2006), il tributo ai casinò e alla loro città natale. Dopo brevi pause inframmezzate dalla pubblicazione di progetti solisti e una raccolta di successi, Direct Hits, il gruppo rock torna pronto per la battaglia. Ma i Killers sono anche invecchiati. Cosa che sembra avere degli effetti sulla band, costringendola ad alcune difficili decisioni. Tra le altre cose lo sviluppo della situazione significa anche che il chitarrista Dave Keuning e il bassista Mark Stoermer non parteciperanno al tour per passare più tempo con le loro famiglie. Quando abbiamo incontrato la metà in tour della band, formata dal cantante Brandon Flowers e dal batterista Ronnie Vannucci Jr, in un container che fa da camerino, abbiamo trovato due musicisti disinvolti seduti sul divano per una chiacchierata su testi ironici, dire di no, e su un album messo assieme grazie all’aiuto di mani sagge.

Ronnie Vannucci: Sono appena uscito dal bagno. Bella doccia.

Ci sono belle docce qui?
Vannucci: Sì, abbastanza. L’acqua ha la pressione giusta. L’intera area è molto bella per essere un festival. Il cibo, il bar, e ti puoi far rasare e fare qualsiasi altra cosa.
Brandon Flowers: Siamo trattati bene qui.

Com’è stato suonare al Tinderbox?
Flowers: È andata bene. Abbiamo parlato di quante volte abbiamo suonato qui in Danimarca. Non molte, forse due o tre (tre in aggiunta del Tinderbox di quest’anno, ndr.)

L’ultima volta che avete suonato qui era otto anni fa.
Flowers: Allora era davvero tempo che tornassimo. È stato bello ripresentarsi al pubblico danese.

C’è una bella differenza tra la quantità di pioggia che abbiamo qui Danimarca e la città nel deserto che è Las Vegas?
Flowers: Beh, a Las Vegas di solito ci sono circa 330 giorni di sole. Direi che è una bella quantità. In realtà dovremmo sfruttare di più l’energia solare. Ci stiamo arrivando ma forse è ancora troppo costosa per avere buoni risultati.

Il nuovo album si intitola Wonderful Wonderful. È un titolo che crea aspettative molto alte.
Flowers: (ride) Dipendentemente da come lo leggi, sì. Hai ascoltato qualche canzone?

Sì, forse solo The Man per ora (l’album non era ancora disponibile prima dell’intervista ndr.)
Flowers: Sì, beh ci sono altre canzoni nell’album. The Man non è la migliore… Ma è un’ottima canzone per iniziare perché calza a pennello con la tematica del resto dell’album, ma è diversa da tutte le altre.

GLAMOROUS INDIE ROCK

Avete pubblicato un certo numero di album ormai. Come mettete assieme le canzoni delle setlist? Ad esempio è stato bello sentire A Dustland Fairytale e Jenny Was a Friend of Mine e altre vecchie canzoni.
Flowers: Sì, alcune canzoni vanno e vengono dalla setlist e le cambiamo a favore di altre. Non suoniamo sempre Jenny, ma è bello farlo adesso, e anche Shot at the Night.
Vannucci: Alcune canzoni stanno bene in gruppi di tre. Ma si possono spostare dipendentemente da come è costruito il resto della setlist.
Flowers: La setlist attuale è in giro ormai da un bel po’ di tempo, quindi sarà bello introdurre qualche canzone nuova.

Vi piace creare versioni diverse delle vostre canzoni nella dimensione live? O cercate di preservare i suoni creati in studio?
Vannucci: Sì, o almeno ci proviamo. È qualcosa a cui stiamo lavorando con qualcuna delle nuove canzoni. Ci sono alcuni piccoli dettagli da considerare, così magari le proviamo durante un concerto per capire se è troppo lenta o troppo veloce. Ci sono piccoli cambiamenti magari non troppo evidenti, ma aiutano comunque ad avere un flusso migliore nella setlist.

In questo tour avete ricominciato a suonare Glamorous Indie Rock and Roll – c’è dell’ironia nascosta dietro a questa canzone?
Flowers: C’è, e in certi posti le persone la capiscono e la amano. Altre volte non la capiscono ma la amano lo stesso – e a volte la odiano. A volte anche io mi dimentico se davvero intendo dire quello che sto cantando. Tutto è iniziato quando internet era ancora una cosa figa, quando anche noi eravamo agli inizi, e c’erano pagine dedicate alle diverse categorie musicali. Quando abbiamo cercato gli Strokes c’erano il ‘glam’ e l’’indie’. Pensavo che le due cose non sarebbero mai andate bene assieme dato che la scena indie non è mai particolarmente stilosa.

C’è ancora l’ironia dei tempi di Hot Fuss nel nuovo album?
Vannucci: The Man è piuttosto ironica.

In che modo? È anche politica allo stesso tempo?
Flowers: Sì, dipendentemente da come la interpreti. Ma non è esattamente quello che stavamo cercando. Puoi leggerla come il significato della mascolinità in America ed Europa in questi tempi. Ma non voglio parlare per conto degli Europei.

LA VISITA DI MARK KNOPFLER

Avete aperto sempre di più l’universo Killers a nuove collaborazioni. Ad esempio avete avuto Danielle Haim a suonare qualche canzone e avete lavorato con Robbie Williams.
Flowers: Sì, ha cantato una canzone che abbiamo scritto noi.

E nel nuovo album avete qualche nuovo compagno di giochi, potete dirci di più?
Flowers: Abbiamo uno dei grandi maestri della chitarra, Mark Knopfler, che suona in una canzone intitolata Have All the Songs Been Written?

Come lo avete convinto?
Flowers: Abbiamo parlato liberamente e fermamente di apparizioni importanti di altri artisti nell’album, e una delle mie preferite è quella di David Gilmour in Slave to Love di Bryan Ferry. Poi abbiamo discusso sul fatto che Mark Knopfler sia uno dei chitarristi più intensi. Così gli abbiamo chiesto e lui ha detto di sì. Dà veramente il suo meglio in Have All the Songs Been Written? È un grande!

C’è qualcuno che ha rifiutato di lavorare con i Killers?
Flowers: Abbiamo mai ricevuto un no? (ride)
Vannucci: Riceviamo più no che sì. Personalmente non rimango mai deluso della musica che creiamo, quindi alla fine nessuno riesce a fare meglio.
Flowers: Quando siamo noi a dire di no di solito è perché non abbiamo tempo. O magari è perché odiamo la musica di chi ce lo chiede (ride). Ma va bene così. Siamo impegnati noi in prima persona per cui apprezziamo molto quando qualcuno fa qualcosa per noi.

Allo stesso tempo, in qualche modo non dovreste mantenere il vostro sound? Eppure, ad esempio, sperimentate con le canzoni natalizie.
Vannucci: Sì, di solito siamo rilassati nel creare le canzoni natalizie, ma siamo stati bravi a sperimentare anche in tutti gli album. O almeno noi pensiamo di essere un po’ sperimentali. Ma ovviamente ci sono dei segni particolari che ci appartengono e che li rendono tutti album nostri. Magari non siamo bravi abbastanza a ricreare sempre le stesse cose.

Per voi i Killers sono ancora un gruppo rock?
Vannucci: Mi sembra ci sia un’atmosfera molto rock’n’roll quando sono sul palco a suonare.

Penso che sia più difficile definirsi come parte di un genere specifico di questi tempi. I Coldplay, ad esempio, e molte altre band, scelgono direzioni sempre nuove. I Killers cambieranno mai direzione?
Vannucci: Chi lo sa? Non voglio escludere nessuna possibilità adesso. Da un certo punto di vista, man mano che invecchi, ci sono sempre meno aspettative.

E che dite di Wonderful Wonderful? Ci sono canzoni che si allontanano molto dal sound dei Killers a cui siamo abituati?
Vannucci: abbiamo toccato un lato un po’ più sensibile della band. Una cosa che viene abbastanza naturale invecchiando. Si capisce cosa sia davvero importante.

Il modo in cui si fa musica è gradualmente cambiato molto. Si pubblica un album, che diventa disponibile in streaming e come ascoltatore non devi per forza comprarlo intero. È tutto più frammentato. Questa modalità di usufruire della musica ha cambiato il modo in cui la scrivete?
Flowers: Non ancora. Ovviamente ne parliamo e ovviamente ci sono un sacco di appassionati di musica che tengono un occhio sulla crescente disponibilità della musica e sulla vita a sé stante che i singoli hanno. Ma non mi sembra che il formato album sia ancora morto. Ecco perché ancora ne facciamo.
Vannucci: Ci sono anche molti che tornano al passato. Appassionati qualsiasi di musica che capiscono il significato di un lavoro completo. Quindi anche se i mezzi cambiano, c’è una reazione opposta. Non si tratta della grande maggioranza degli ascoltatori, ma è un movimento positivo per i Killers.

Foto // Morten Rygaard

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