DIY Magazine [11-2017]

Molto è cambiato per i Killers negli ultimi cinque anni ma, mentre si preparano a tornare alla Brixton Academy di Londra dieci anni dalla loro prima volta, scopriamo che sono potenti e magnifici come non mai.

Stasera Brixton freme. Il quartiere del sud di Londra è abituato ad avere le sue strade invase dagli amanti della musica, ma non succede spesso che, in un tardo martedì pomeriggio, ci siano già orde di fan – la maggior parte dei quali indossano le magliette della band – che si fanno strada tra i bagarini appostati all’uscita della metropolitana. Quando riusciamo a scorgere la famosa Academy, c’è già una coda che si allunga attorno all’isolato, molte ore prima dell’apertura delle porte. Sopra all’entrata sono scritte due parole e un abbellimento floreale, e all’improvviso è molto chiaro a cosa sia dovuto tutto questo clamore: i Killers sono tornati in città.

Per la maggior parte degli artisti, la Brixton Academy è un apice di carriera, un’occasione importantissima in cui quasi 5000 corpi vengono stipati nella sua famosa sala per uno dei loro concerti più grandi. Stasera è un affare completamente diverso. Stasera si tratta di scambiare le grandi arene del tour in arrivo, per una caverna stipata di gente. E, considerando che il loro ultimo concerto nella capitale si è tenuto ad Hyde Park qualche settimana prima, stiamo anche volando basso.

“Non possiamo che essere sentimentali nei confronti di questi posti,” inizia il batterista Ronnie Vannucci Jr, seduto nel suo camerino qualche ora prima dell’orario di inizio concerto. Ripensando all’ultima volta in cui hanno suonato qui – è irremovibile sul fatto che non può essere stato nel 2006, come parte del tour di ‘Sam’s Town’ – è chiaro che il loro ritorno sia un ovvio segnale degli obiettivi che hanno raggiunto finora. “Abbiamo molti bei ricordi, ma invece che ricordare e rivivere i bei tempi andati, ci ricorda soprattutto quanto lontano siamo arrivati”.

Molto è cambiato da quando i Killers hanno visitato la capitale per l’ultima volta nel Giugno 2013. Dopo la pubblicazione del quarto album, ‘Battle Born’, il Settembre precedente, il quartetto aveva iniziato un altro pesante giro di date, che includeva l’imponente concerto allo stadio di Wembley da 90.000 persone. È stato allora, dopo aver finito nella loro città natale di Las Vegas qualche mese più tardi, che è iniziata la loro pausa più lunga.

“È sembrata infinita,” Brandon Flowers dice ora, oggi. Appena sceso dal palco dopo un set (naturalmente) esplosivo a Brixton, ha gli occhi spalancati a causa dell’adrenalina. Un’altra cosa ovvia è quanto voglia portare il nuovo album della band – ‘Wonderful Wonderful’ – nel mondo. “All’inizio prendevamo queste lunghe pause per dare a Mark e Dave più spazio tra gli album in modo che fossero di nuovo freschi e rinvigoriti e avessero il tempo necessario per ripartire,” spiega. È passato poco più di un anno da quando il bassista Mark Stoermer ha annunciato che non andrà più in tour con la band, mentre la decisione del chitarrista Dave Keuning di lasciare il lato dal vivo – entrambi hanno ancora in programma di scrivere e registrare – è una notizia recente.

“Ovviamente il tutto non è bastato per risolvere il problema e quindi è un po’ frustrante,” conferma il frontman. “Voglio dire, non avrei fatto quegli album solisti… Sono orgoglioso del lavoro degli album [Flamingo del 2010 e il successivo, ‘The Desired Effect’, del 2015] che ho fatto, ma l’ho fatto per dare una pausa a Mark e Dave. Non l’ho fatto per vanità e non c’erano desideri che volevo soddisfare. Preferirei essere qui a parlare con te dell’ottavo album dei Killers.”

Nonostante si siano trovati ad affrontare un cambiamento che avrebbe fatto sciogliere molte altre band, i Killers si sentono ancora forti. Come una bestia che cambia sempre, negli ultimi quindici anni il gruppo è riuscito a sfornare una gran quantità di inni indie, il tutto mentre spostavano i loro obiettivi e crescendo sempre di più. Se si butta un occhio veloce alla loro discografia, si capisce perché sono headliner dei festival da oltre dieci anni. È stato con l’introduzione al loro ultimo album, però, che hanno svelato una delle loro mosse più potenti e inaspettate finora: ‘The Man’.

“A volte è difficile per me essere ironico, perché sono sempre piuttosto sincero,” dice Brandon ridendo. Forse la loro canzone più coraggiosa e sfacciata, gocciolante di ingenuità carismatica, si rifà ad una versione più giovane di lui stesso. È stata anche accompagnata da un video pieno di esempi genialmente esagerati di mascolinità, con i personaggi interpretati da Brandon che sfidano i casinò, si fanno i muscoli e si circondano di donne. “Credo, però, che funzioni con ‘The Man’,” dice con un gran sorriso, “Credo che le persone capiscano il significato. Porta un po’ di leggerezza ai concerti e l’ha sicuramente portata in studio e durante la registrazione.”

‘Wonderful Wonderful’ non è solo un album ripieno di sfavillante spavalderia, però. Ci sono certamente dei momenti più scintillanti – la profonda apripista, o la gloriosa ‘Run For Cover’, una canzone riportata in vita da un’era completamente diversa. Ma sembra anche uno degli album più personali ed intricati della band, tenuto assieme da ricordi e dolore, ma che riesce comunque a sollevare il morale, come molti album dei Killers hanno fatto in passato..

Tutto questo è dovuto – almeno in parte – alla vita casalinga di Brandon: in una recente intervista, ha rivelato che è stato costretto a rinunciare ad una serie di concerti solisti nel 2015 perché sua moglie stava soffrendo di una aggressiva condizione psicologica, chiamata disordine da stress post traumatico. Non sorprende, quindi, che molte canzoni di ‘Wonderful Wonderful’ lo vedano cercare di elaborare la situazione, perché “si è rivelato necessario,” conferma. “Le persone dicono che queste cose sono catartiche, ma non l’ho fatto necessariamente per questo motivo. Non potevo scrivere di nient’altro. Non stava succedendo nient’altro, ma sentivo una sorta di potere nel farlo, una sensazione emotiva. Di solito noto che quando mi sento così con una canzone, la stessa sensazione si trasferisce anche alle altre persone e quindi credo che alcune di quelle canzoni – spero – avranno un impatto.”

E così mentre ‘The Man’ si erge orgogliosa come l’introduzione muscolosa all’album, sono i momenti più vulnerabili – ‘Rut’, ‘Some Kind Of Life’ – che danno davvero a ‘Wonderful Wonderful’ un cuore umano.

“Siamo sempre stati avventurosi,” dice. “Non so se sia qualcosa che le persone pensano quando parlano di noi, ma se guardi bene, siamo davvero piuttosto avventurosi.” Non mente: hanno costruito la loro carriera ottenendo la medaglia d’oro in un genere, prima di affrontarne uno completamente diverso. “Se consideri la band che ha fatto ‘Hot Fuss’ e guardi una foto delle persone in ‘Sam’s Town’, la prima cosa che pensi è ‘Che sta succedendo?!’,” ride. “Ma per noi aveva senso: non sapevamo che fosse una cosa strana o coraggiosa, abbiamo fatto quello che ci è venuto di fare.”

Come sempre, il concerto dei Killers è elettrizzante. Sembra che la Brixton Academy non sia mai stata piena così, come un uovo che sta per scoppiare, e, mentre l’avvincente introduzione a ‘The Man’ prende vita, il pubblico esplode sotto una pioggia di coriandoli rosa sparati dal palco. Da lì in poi, non ci sono limiti: ogni gemma della loro collezione musicale viene mostrata e accolta con il tipo di euforia riservato solo agli headliner di festival e campioni della indie disco, due ruoli che la band è riuscita a ricoprire alla perfezione.

La cosa ancora più entusiasmante è che il tutto sembra energizzato all’ennesima potenza. Brandon è un frontman avvincente, completo di cambi d’abito e una giacca con risvolti brillantinati. C’è anche un tocco di teatralità nel loro set, che finisce con un’apparizione a sorpresa dell’attore Woody Harrelson – che, sapete, era in città quella sera – che viene accolto sul palco per ricreare la sua, al tempo sconosciuta, apparizione in ‘The Calling’ da ‘Wonderful Wonderful’. Va tutto perfettamente a braccetto con l’energia dei loro concerti più recenti in Regno Unito: il BST ad Hyde Park e l’apparizione segreta di ‘poco conto’ a Glastonbury quest’anno.

“L’ultima volta che siamo stati in quella tenda è stato tredici anni fa,” ricorda Brandon, “e veneriamo eventi come Glastonbury e le persone come John Peel. Capiamo cosa significano per questo Paese, quindi prendiamo le cose sul serio. Ero un po’ nervoso perché eravamo la band sorpresa e non puoi scegliere chi viene al festival – non sai se saranno contenti della sorpresa.” Prevedibilmente, la loro incursione con un set da greatest hits ha ricevuto un’accoglienza ottima. “È stata la prima volta che ho sentito un pubblico sovrastarci,” conferma Ronnie. “Erano rumorosi quanto l’impianto audio. È stata una sensazione pazzesca.”

Anche se gli ultimi tre anni sono stati pieni di ostacoli, non sono stati abbastanza per far cadere la band. C’è voluto di più di tempo quello che avrebbero voluto per pubblicare ‘Wonderful Wonderful’, e sul palco possono anche sembrare una band diversa, ma è chiaro che l’unica cosa fissa nell’agenda dei Killers sia di diventare più grandi e migliori.

“Sono molto entusiasta,” conferma Brandon, parlando delle prossime date del tour. “Sarà un po’ più teatrale, una cosa che amo. Sai le cose che Peter Gabriel e Kate Bush hanno portato ai concerti? Cioè non arriveremo a tanto, ma amo quelle cose. Non mi ero reso conto di quanto lo avessimo fatto con ‘Sam’s Town’ fino a quando non abbiamo organizzato i concerti del decimo anniversario, e abbiamo tirato fuori tutte le cose che avevamo sul palco, gli schermi, i festoni, le luci e il legno e ho pensato, ‘Oh, mi piace tutto questo!’ Stiamo cercando di farne una nuova versione aggiornata. I prossimi concerti saranno i più grandi che abbiamo mai fatto,” ride, ed è piuttosto chiaro che non veda l’ora di tornare sul palco, solo un’ora dopo la fine del loro set a Brixton. “È davvero, davvero entusiasmante.”

Fonte // DIY Magazine

Foto // Phil Smithies

Condividi