NME [02-04-2019]

Dopo il difficile concerto da headliner a Glastonbury nel 2007, i Killers si sono riscattati con la celebrazione del set segreto nel 2017. Adesso si ritrovano a dover migliorare ancora per il ritorno sul Pyramid Stage quest’estate. Il frontman Brandon Flowers parla con Andrew Trendell dell’influenza di Glastonbury, i progressi con il nuovo album, le conseguenze negative di Woodstock, e chi fa parte della band in questo momento.

Abbiamo sentito che i Killers stanno lavorando sodo in studio?
“Si, stiamo lavorando da qualche mese. L’idea è di provare a tirare fuori qualcosa che ci entusiasmi – magari una canzone a settimana. Finora ci stiamo riuscendo e la lista sta crescendo. Fra un po’ faremo un inventario per vedere a che punto siamo.”

Ronnie ci ha detto l’estate scorsa che voleva cercare di sperimentare con suoni strani e synth. State andando verso quella direzione?
“Si, abbiamo lavorato in Utah. È dove mi sono innamorato della musica per la prima volta; è interessante essere di nuovo lì e ascoltare quella musica nell’ambiente che la richiama. Un po’ di quella musica sta tornando in superficie, e per la gran parte era piena di sintetizzatori. Sono sempre stati parte del nostro DNA, ma stanno sicuramente tornando ad insinuarsi.”

Dal punto di vista dei testi, il nuovo materiale ha un tema politico come ‘Land Of The Free’ o è un po’ più personale?
“No, quello era un tema specifico che volevo affrontare. Sono molto contento di com’è venuta. È stata una dichiarazione piuttosto ovvia. È raro avere qualcosa che senti così tanto e riuscire a esprimerla in pochi minuti. Si può essere più vaghi con le canzoni pop o qualsiasi altra cosa che si voglia affrontare. Non volevo assolutamente lasciare niente all’immaginazione con quella canzone.”

La reazione è stata così divisiva come ti aspettavi?
“È stata divisiva, e non è stata come mi aspettavo. Persone che non mi sarei mai aspettato saltassero fuori. Abbiamo avuto molto supporto e credo che le persone siano d’accordo per la maggior parte. Sono solo sorpreso che nessun altro abbia scritto di questi argomenti prima che lo facessi io. Appena Trump è stato eletto, tutti parlavano dell’arte che sarebbe nata e quanto sarebbe stata entusiasmante. Io non l’ho vista. In parte per la frustrazione, ho sentito che era un mio dovere riflettere su quello che stava succedendo. Sto invecchiando e quindi ho iniziato a preoccuparmi di più di queste cose. I miei figli stanno crescendo e quindi ho sentito che dovevo.”

Ci sono stati dei dubbi sul coinvolgimento di Dave e Mark col nuovo materiale. Stanno lavorando con voi?
“Mark è stato in Utah e siamo in contatto con lui, ma Dave è stato piuttosto occupato con il suo album solista da quanto ne so.”

Ci sarà nuovo materiale per Glastonbury?
“No, non credo. Abbiamo finito il tour in Settembre, quindi, sai – dammi un momento!”

Senti come se aveste i conti in sospeso con Glastonbury dopo i problemi che ci sono stati l’ultima volta che siete stati headliner?
“Me ne ero dimenticato! Siamo stati l’artista segreto un paio di anni fa ed è stata un’esperienza fantastica, ma mi ero dimenticato della volta che siamo stati headliner nel 2007. C’erano delle restrizioni sul volume del suono che ormai non ci sono più, e in più il suono è andato via un paio di volte. So che possiamo fare meglio. Abbiamo suonato circa 700 concerti da allora, quindi adesso siamo una band migliore e con più canzoni. Apprezziamo la tradizione e il significato che ha essere headliner a Glastonbury. È una cosa enorme. Crescendo a Vegas ero solito comprare NME Magazine e ho ritagliato una foto aerea di Glastonbury e l’ho attaccata alla parete.”

Con Glastonbury e gli altri due concerti a Cardiff e Belfast, cosa avete in mente per differenziare dai concerti negli stadi e i festival estivi dell’anno scorso?
“Torneremo dopo una lunga pausa, quindi questi concerti sono preparatori. Ci permettono di essere pronti per Glastonbury, ma sono in posti in cui ci siamo divertiti in passato. Siamo molto fortunati e viziati laggiù. Sarà un divertimento. Chissà cosa faremo? Non so cosa succederà.”

Credi che ci saranno dei concerti più intimi a sorpresa in Regno Unito quest’estate?
“Ci piace farli, quindi c’è una possibilità. Abbiamo parlato di farne un paio.”

La line-up del cinquantesimo anniversario di Woodstock ha irritato un po’ di gente. Cosa significa per voi suonarci, e come valuteresti il resto della line-up?
“So che i Raconteurs suoneranno prima di noi, poi ci sono anche Jay Z e i Dead And Co. Hanno pensato a tutti i tipi di musica.”

Pensi che il tema di ‘peace & love’ possa essere riportato in vita nel 2019?
“Credo che sia sempre un buon messaggio, ha un senso. È ciò che le persone vogliono far passare come messaggio di questo cinquantesimo anniversario? Non lo so. Quando ci hanno chiesto di suonare, non si è trattato di ‘Oh, manterremo in vita la tradizione?’ Non ho firmato nessun atto di rinuncia per promuovere quel messaggio. Ci hanno offerto una certa somma di denaro e abbiamo detto di sì. Non so cosa vuoi. Non è più il 1969, ma faremo il nostro meglio.”

Fonte // NME

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