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Spin [20-05-2021]

“Il mio lavoro da solista non ha ovviamente la stessa importanza di quello con i Killers, ma mi dà soddisfazione dare una conclusione ad un’idea quando mi piace davvero”

Com’è normale per molti artisti in quest’era di smartphone, Dave Keuning ha “centinaia” di riff di chitarra e frammenti di musica nelle sue note vocali.

Alcuni di questi finiscono inevitabilmente nel purgatorio digitale, altri nei suoi album solisti, incluso il suo secondo in arrivo, A Mild Case of Everything. Altri ancora sono scelti con cura e presentati agli altri compagni di band nei Killers — un processo, questo, a volte più complicato di quanto i fan possano pensare.

Ho presentato loro un certo numero di idee, e a volte queste non attaccano,” ci dice da San Diego, dove ha passato la maggior parte della pandemia “alla ricerca di idee da prendere all’amo” nel suo studio casalingo. “Far parte di una band a volte può essere strano. Non posso costringere gli altri a farsi piacere le mie idee. Ormai non lotto più perché ciò succeda, se qualcosa non piace provo altro e la salvo per un’altra occasione. Il mio lavoro da solista non ha ovviamente la stessa importanza di quello con i Killers, ma mi dà soddisfazione dare una conclusione ad un’idea quando mi piace davvero.

Con A Mild Case of Everything, Keuning ha dato una conclusione a 16 di queste idee — dalla synth-rock Time and Fury all’odissea power-pop da nove minuti di Don’t Poke the Bear, che soddisfa il suo obiettivo di scrivere una canzone “epica.” Come era già successo nell’album precedente, Prismism del 2019, Keuning ha cantato e suonato ogni strumento (tranne le parti alla batteria) — lasciandogli un livello di libertà creativa che non può, comprensibilmente, avere con i Killers.

Le persone pensano che, adesso che sto di nuovo in studio di registrazione con i Killers, possa arrivare bello sereno e dire, ‘Suoneremo queste sei canzoni,’” dice. “Lavoriamo assieme e propongo le mie idee. È lusinghiero che qualcuno possa pensare che io abbia così tanto controllo, ma non è così. È un processo… Mi preoccupo sempre che la gente legga troppo tra le righe di quello che dico, ma è diverso quando si lavora da soli. Non c’è nessuno che mi potrebbe dire ‘no’ se volessi provare qualcosa che ha molta più chitarra o cose simili — o che non va bene con il resto dell’album. ‘The Fountain’ ha un lungo assolo di chitarra, che nessuno ormai fa più, ma io vado per la mia strada.

Keuning ci ha parlato delle registrazioni di A Mild Case of Everything, del bilanciamento del suo lavoro solista e quello con i Killers, e cosa aspettarsi del prossimo album della band.

Adesso che hai avuto questo periodo lontano dal tour, lavorando a questo album e processando dove ti trovi creativamente parlando, brami quella esperienza live più di prima, o sei più un, “No, è così che volevo andassero le cose”?
Non sono bravo a prendere decisioni importanti, ma mi manca davvero molto suonare concerti con i Killers e con il mio materiale solista, anche se sono due cose molto diverse. Il tour in sé non mi manca molto, ma ciò non significa che non sia disposto a farlo per brevi periodi. Mi piacerebbe poter suonare e poi tornarmene a casa subito dopo, ma è necessario sacrificare del tempo in viaggio lontano da casa quando si è in tour. Vedremo molto presto cosa farò.

La tua biografia per la stampa nota che non sei riuscito ad esplorare l’elettronica e le tastiere nei Killers, come invece avresti voluto. È stato uno dei motivi per cui ti sei allontanato dalla band qualche anno fa?
Non è questo il motivo, ma quando sono con i Killers mi occupo della chitarra. Brandon, e a volte qualcuno deo produttori, suonano la tastiera, quindi sarei come un difensore che vuole fare l’attaccante per un po’. Quando sono a casa mi sento più libero di fare quello che voglio, e non cerco di avere un credito come colui che suona le tastiere nell’album, ma solo di divertirmi. Quando sono con loro non suono quasi mai le tastiere. Non mi dispiacerebbe nemmeno suonare il basso, cosa che faccio nei miei lavori solisti. Ma ho grande rispetto per il modo in cui Mark lo suona, per cui non provo a suonare neanche quello quando sono con la band.

Don’t Poke the Bear ha un sound power-pop/new wave, ma è anche lunga nove minuti. So che l’hai creata nel mezzo della notte. Ti sei svegliato con il seme di quell’idea?
Avevo un paio di versioni della parte di chitarra del verso da quattro, cinque anni, ma il resto della canzone non andava bene. Mi sono sforzato a finirla. A volte ho questi momenti in cui mi sento molto creativo e ossessionato, e continuo a fare quello che sto facendo per ore. Ero a casa da solo, così sono rimasto sveglio fino alle 5:30 del mattino ad aggiungere pezzo dopo pezzo. All’improvviso mi sono sentito come se non potessi sbagliare, e ho cominciato ad avere tutte queste idee di sequenze di note. Ho ascoltato un sacco di Led Zeppelin, e loro hanno un sacco di queste canzoni tipo jam session blues con intro molto lenti. Io ho cercato di rendere la canzone consistente dall’inizio alla fine e farla diventare epica, una cosa che ho sempre sognato di fare. Spero di poterlo fare di nuovo in futuro, ma è stata difficile da completare.

Di recente hai detto a Rolling Stone che avevi un paio di idee per il prossimo album dei Killers. Ti sentiresti soddisfatto se in futuro il livello del tuo contributo rimanesse questo?
Io ne propongo quante più posso. Ma non voglio concentrarmi su questo — offro semplicemente idee e sequenze di note. Abbiamo lavorato un po’ assieme e abbiamo usato un paio di sequenze che sono diventate canzoni intere. Sono stato felice di ciò e di avere delle belle canzoni nell’album. Alcune canzoni erano già pronte per questo settimo album, che uscirà quest’anno. Per il prossimo, l’ottavo, tutti noi saremo vaccinati e quindi la situazione sarà più facile, credo. Sto già mettendo via idee per quello.

Il settimo album è già finito?
Le cose stanno così: finché non è finito, non è davvero finito. Potresti aver mixato e masterizzato e poi pensare, “Rifacciamo questa cosa” o “Rifacciamo tutto” o qualcuno ha una nuova idea di canzone. È nella fase dei ritocchi finali/“quasi finito” da qualche mese.

Quanto hai suonato?
Un bel po’. Ho offerto idee o cercato di aggiungere parti di chitarra nelle canzoni quanto meglio ho potuto. E un paio delle mie idee fanno parte dell’album. Sento che questo è il ruolo giusto per me nella band.

Adesso che hai avuto tempo di registrare questi album solisti, in cui hai l’opportunità di decidere tutte le scelte creative, ti sei trovato a disagio nel tornare ad una situazione in cui il compromesso è alla base del processo?
Non so se la situazione sia più semplice — di certo non la rende più difficoltosa. Credo che sia la stessa sorta di dinamica in una band, devi comunque sperare che alle altre persone piacciano le tue idee. Ma ho imparato molto — anche solo registrare e suonare tutte le parti, suonare la batteria e cantare. Sono riuscito a vedere da tutti questi punti di vista diversi e scrivere canzoni da un punto di vista diverso. Mi ha aiutato, e spero di poter portare e usare qualcuno di questi trucchetti nei Killers.

Fonte // Spin

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