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Consequence of Sound [10-08-2021]

Brandon Flowers e Ronnie Vannucci parlano della creazione di un “album che racconta un luogo e periodo unici”

Quando i Killers pubblicheranno il loro settimo album in studio, sarà passato meno di un anno da Imploding the Mirage. La pandemia ha avuto questo effetto sulle band: ha sovvertito il tradizionale ciclo di pubblicazione di un album, ma ha anche portato, proprio com’è successo al quartetto di Las Vegas, un periodo non previsto di creatività.

Arrivati a questo punto, siamo pronti a tutto,” dice il batterista Ronnie Vannucci. “Abbiamo ondeggiato in su e in giù, a destra e a sinistra, e ci siamo adattati a tutto quello che ci arrivava addosso.

Pressure Machine non è il tipico album dei Killers. Le loro canzoni sono storicamente centrate su personaggi, ma per la prima volta l’hanno focalizzato su un concetto molto specifico e personale: la città formativa del frontman Brandon Flowers, e le persone che ci vivono. Tecnicamente sono proprio le storie degli abitanti ad essere raccontate in questo album, anche se ogni canzoni è abilmente intrecciata con le esperienze di Flowers, e cantata con il suo esperto tono — a parte quando i residenti parlano, ma ne riparleremo più avanti.

Inoltre, è molto probabile che i Killers — in pausa dal tour per la prima volta dal 2004 — non avrebbero creato quest’album, dalla natura così speciale e intima, sotto altre circostanze. “Sono riuscito ad immergermi totalmente in quei ricordi,” nota Flowers, “per cercare di dare giustizia alle storie che in qualche modo mi tormentavano.

Eravate pronti a presentare Imploding the Mirage all’inizio dell’anno scorso, poi tutto si è bloccato, e i vostri piani di tour sono stati messi in sospeso. Avete pubblicato quell’album in Agosto, e adesso tornate meno di un anno più tardi con Pressure Machine. Potete raccontarmi tutto quello che è successo in questo periodo?

Brandon: Stavamo promuovendo Imploding the Mirage quando abbiamo iniziato a vedere segnali di allerta. Ne avevamo sentito parlare. Come tutti se ne sentiva parlare, si vedeva alla CNN, ma si sapeva poco. E poi la situazione si è fatta seria e così siamo tornati a casa — era l’ultimo giorno di Febbraio.

Ronnie: La fine del mondo.

Flowers: E così abbiamo fatto quello che tutti hanno fatto — ci siamo preparati al peggio, e abbiamo capito che il tour sarebbe stato cancellato e che avremmo avuto un sacco di tempo libero. Così ci siamo rimessi subito al lavoro. Viviamo nella stessa città, ognuno nella sua bolla, e prestando le dovute cautele abbiamo iniziato a lavorare.

Ronnie: Eravamo in una posizione fortunata se vuoi. Non eravamo nel mezzo nel tour. Molte altre band lo erano, e i tour sono costosi, devi pagare la gente, gli hotel e i voli prenotati. Noi ci trovavamo in questo apice in cui potevamo staccare la spina e decidere, “Okay, testa bassa e facciamo un altro album.
Ovviamente eravamo tristi di non poter suonare concerti, ma abbiamo pensato alle altre band, soprattutto quelle più giovani, che erano nel mezzo del tour e dovevano risolvere questo problema. Siamo stati male per loro, perché abbiamo ripensato a quando noi eravamo agli inizi e cosa avremmo fatto.

Credo che in quel periodo ad un certo punto bisogna dire, “Non porteremo Imploding the Mirage in tour. Concentriamoci su questo nuovo album.” Cosa ne pensate del fatto che in qualche modo avete salutato un album che non siete riusciti a presentare come avevate programmato per iniziarne subito uno nuovo?

Brandon: Da pazzi. Ma siamo riusciti a presentarlo. Abbiamo fatto qualche versione alternativa per la TV. Siamo dovuti essere creativi per promuoverlo, e questo ci ha spinti in situazioni scomode, ma ha anche mostrato la bellezza delle canzoni. Abbiamo fatto una versione di Blowback per la CBS proprio qui in questa stanza.
Ci sono dei bei momenti che non dimenticheremo mai. La prima volta che abbiamo presentato Caution al mondo era dal vivo nel bagno di casa mia, io e Ronnie alla chitarra. Ci sono stati dei momenti strani.

Ronnie: Momenti di disperazione.

Brandon: Ma hanno dimostrato che le canzoni erano ottime. È stata una gratificazione, anche se eravamo tristi di non poter andare in tour. Come ha detto Ronnie, la cosa bella è che eravamo già nella mentalità di lavorare in studio, quindi abbiamo semplicemente continuato al posto di andare in tour, per cui il lavoro sul nuovo album è stato più facile, credo.

È un album incentrato su personaggi, una cosa non nuova per i Killers. Ma è comunque un album concettuale focalizzato sulla città in cui Brandon è cresciuto in Utah. Chi sono i personaggi di cui hai vestito i panni?

Brandon: Ce ne sono di tutti i tipi. Sono persone che conoscevo, con quattro o cinque ci sono cresciuto. Ma poi vesto anche i panni di un poliziotto omicida in Desperate Things. La cosa bella che dà stabilità all’album è che si svolge tutto in un posto che conosco, all’ombra di questa montagna, il monte Nebo. Conosco i canyon e le strade, dove i giovani vanno a infrattarsi e i posti in cui andarsi a mangiare un hamburger.
Quando abbiamo iniziato a scrivere l’album sono rimasto sorpreso a quanti di questi ricordi fossi ancora legato, ma non li avevo affrontati nel modo giusto, cosa che sono riuscito a fare con le canzoni.

È una specie di catarsi. Questo mi fa pensare, scriveresti mai le tue memorie? Perché questo in qualche modo lo è.

Brandon: Ho evitato di parlare della mia famiglia, dovresti sapere… [Ride] Forse quando tutti sono più vecchi o non ci saranno più. Non voglio esporre troppa gente, ma ne avrei di storie da raccontare!

Come avete ottenuto le registrazioni vocali usate come introduzione alle canzoni?

Ronnie: Sono gli abitanti di Nephi. Eravamo alla fine dell’album, lo stavamo mixando, e abbiamo pensato che questo potesse essere una sorta di documentario audio. Era un modo di parlare della città che non si sarebbe potuto fare con le canzoni. Sono cose vissute o conosciute in prima persona.
Shawn Everett stava ascoltando il programma ‘This American Life’ di NPR in cui mettono un registratore in un ristorante e lo lasciano a registrare tutte le conversazioni, e così ci ha detto che sarebbe stato bello fare lo stesso cone gli abitanti di Nephi. “Dovreste andare lì e farlo!

Ma sarebbe stato problematico per voi farlo di persona…

Ronnie: Giusto, non potevamo andare e farlo, avremmo avuto una versione controllata di queste storie. Così abbiamo contattato qualcuno che lavorava per NPR, un professionista nel campo, che è andato in città e ha trovato persone che gli hanno raccontato storie vere che racchiudono la determinazione di questa città. È stata una decisione dell’ultimo secondo quella di inserire questi pezzetti audio prima e dopo le canzoni, per cucire il tutto assieme e dargli un senso.
Non potremmo essere più contenti perché è stato perfetto ed è stata una conferma. Io non sono cresciuto lì ma ho pensato, “Oh, okay, Brandon non stava mentendo!” È bello quando si completa un progetto e puoi dire, “Hey, ecco un album unico che racconta di un luogo e periodo unici.

Brandon: Alcuni di loro hanno scoperto per chi erano le registrazioni ma non sapevano di cosa parlasse l’album. E sono stati molto gentili. Ci sono dei bei personaggi, credo che siamo riusciti ad ottenere una bella rappresentazione della città.

Dobbiamo parlare di Bruce Springsteen. Brandon, lo so che ne hai già parlato un milione di volte, ma sono curiosa di conoscere tutta la storia del messaggio che Bruce ti ha mandato.

Brandon: Un po’ mi vergogno a raccontarlo. Sono pessimo quando ho un telefono nuovo, ecco qual è il problema. Adesso ti spiego perché non avevo il suo numero nel telefono. Nel telefono, come quello che ho in mano adesso, raccolgo note vocali. Vorrei che le gente potesse vedere quello che ti mostrando…

Confermiamo che sta selezionando la app delle note vocali sul telefono.

Brandon: Ne ho quasi 1700. Quando prendo un telefono nuovo non voglio avere tutte quelle note per cui non trasferisco tutti i nomi e le informazioni.

Ronnie: Non fai la migrazione?

Brandon: No, perché non voglio 1600 note vocali. [Muove l’iPhone di qua e di là.] Sono tutte idee e la maggior parte fa schifo. Dopo ogni nuovo album voglio un telefono nuovo, ecco perché ne avevo uno nuovo, avevamo appena finito Imploding the Mirage. Non avevo ancora aggiunto il numero di Bruce, ecco perché non sapevo che era lui. Devo prenderne uno nuovo. [Ride] Nell’ultimo avevo probabilmente 2000 note, e occupano un sacco di spazio. Comunque, ecco perché non c’era il suo nome salvato.

Cosa ti ha scritto?

Brandon: Era un messaggio molto carino, e non sapevo che fosse vero. Era una cosa tipo, “Un giorno dovremo suonare ‘Dustland’.” Parlava di Be Still, che non è una canzone molto conosciuta, ma è una favorita fra i veri fan. Parlava di lavorare assieme su Be Still e che ci stava guardando suonare con Johnny Marr e i Pet Shop Boys. Credo stesse guardando Glastonbury. E poi concludeva solo con “Bruce,” e quindi ho davvero pensato che potesse essere qualcuno che mi stava prendendo in giro e ho pensato, “Chi sarà mai? Magari è Bruce Hornsby,” perché avevo anche il suo numero nel vecchio telefono. È stato un bel colpo al cuore.

Torniamo a Pressure Machine. Phoebe Bridgers è ospite in Runaway Horses. Come è nata questa collaborazione?

Brandon: Abbiamo lavorato a parte dell’ultimo album, e alla maggior parte di questo, nella stessa stanza in cui lei lavora ai suoi, quindi il suo spirito già aleggiava e in più sapevamo di volere una voce femminile in Runaway Horses. Abbiamo anche conoscenze in comune fra le persone con cui lavoriamo. Avevo anche fatto un’intervista per Interview Magazine, in cui avevamo accennato all’idea di coverizzare qualcosa assieme un giorno, e avevo ascoltato le Boygenius, che avevano fatto una bellissima versione di Read My Mind. Per tutti questi motivi era nel nostro radar, così le abbiamo mandato la demo e sembrava entusiasta di cantarla.

Ronnie: Una professionista.

Brandon: Davvero, è stata perfetta. È successo tutto nel mezzo della pandemia, per cui tutti indossavano mascherine e ricordo di non aver nemmeno visto il suo viso. È entrata nella stanza di registrazione, con le luci soffuse, e noi siamo rimasti ad ascoltare. Ha fatto un paio di registrazioni ed è andato tutto benissimo.

Ho anche notato che nelle note di produzione è scritto, “I Killers sono: Brandon, Dave, Mark, e Ronnie.” Come vi sentite ad essere tutti di nuovo assieme?

Brandon: Beh, non eravamo tutto in questo. Mark è stato… come posso spiegartelo?

Ronnie: Aveva dei dubbi. Quando stavamo lavorando all’album ci trovavamo assieme ma non andavamo da nessuna parte, quindi eravamo abbastanza al sicuro. Mark è molto conservatore, ci tiene alla sua salute, una decisione assolutamente rispettabile. Non voleva rischiare di andare in studio. La pandemia era a livelli folli, per cui lo capisco — a noi andava meglio perché viviamo a 10 minuti di distanza l’uno dall’altro, per cui in qualche modo già respiravamo la stessa aria, non eravamo malati ed eravamo rintanati assieme ad un piccolo gruppo di persone. Facevamo test in continuazione, ma Mark non si sentiva a suo agio a venire. È stato tipo, “Hey, sapete cosa? Buona fortuna. Non riesco a venire. Vorrei poterlo fare ma è troppo rischioso.” E così, purtroppo, siamo andati avanti senza di lui. Abbiamo trovato un posto in cui è venuto anche Dave per un po’. Non è stato tanto, ma quando c’era ha dato il suo meglio. Abbiamo scritto un paio di canzoni con lui in pochissimo tempo.

Ci sono stati molti titoli allarmisti sui “cambiamenti” nella composizione dei membri dei Killers, ma credo che la gente sia alla ricerca di una faida anche quando non c’è.

Ronnie: I Killers sono sempre stati noi quattro. Molte di queste interviste sono, “Quindi Dave è tornato… faida?” Sì, non è una tragedia, le motivazioni sono sempre pragmatiche.

Avete deciso come sarà il tour quando avrà luogo?

Ronnie: Stiamo ancora decidendo. E poi il tour potrebbe andare davvero in porto fra due anni, o fra quattro, o fra dieci…

Brandon: Stiamo mandando il panico le persone.

Ronnie: Speriamo per Marzo, credo in Nuova Zelanda o Australia, ma stiamo ancora decidendo.

Se non sarà caduta un’asteroide nel frattempo.

Ronnie: Sì, non sarebbe per niente una sorpresa.

A parte qualche data festivaliera, state ancora aspettando di intraprendere il tour vero e proprio. Ma suonerete anche al NYC Homecoming Concert, avete iniziato a pensare al vostro set?

Brandon: Possiamo suonare solo due canzoni.

Ronnie: Sì, troncati. Bisogna lasciar spazio a Patti Smith.

Dovreste scegliere due canzoni lunghe e strane.

Brandon: Poco conosciute. In realtà siamo contenti di farne parte. E poi speriamo, ma non è ancora stato annunciato, di fare un concerto di riscaldamento. Non vediamo l’ora di tornare a New York, l’ultima volta ci siamo stati un anno e mezzo fa. Questo è il prossimo appuntamento.

Normalmente so che sarebbe prematuro chiedervelo, ma avete iniziato a pensare al prossimo album? Visto che adesso non ci sono più regole…

Ronnie: Sì. L’unica cosa che possiamo controllare è essere produttivi e stare a casa. Ci siamo trovati a San Diego un paio di mesi fa a casa di Dave, e abbiamo iniziato a lavorare a qualche nuova idea tra noi quattro. C’era anche Mark. Abbiamo qualche idea, alcune cose che abbiamo lasciato fuori da Imploding the Mirage che sarebbero perfette. Sono tutte cose più in linea con quello che ti aspetteresti da un album dei Killers, quindi non vediamo l’ora di completare anche quello.

Voglio dire, da 1600 note vocali avrete sicuramente trovato qualche idea.

Brandon: Non riusciresti a credere quante siano delle schifezze.

Sei tipo tu che canticchi pezzetti di canzoni?

Brandon [guardando di nuovo il telefono]: Una dice “Alla Oasis.” [Vannucci ride.] Una dice “Costello.” Un’altra “Elvis Costello.” “Ritornello parlato?” questa è un’ottima idea per In My Defense. “New Wave.” Hard On Yourself. “Una cupa?”.

Dopo l’ultimo anno, le vostre priorità sono cambiate o ne avete di nuove, sia in tour che quando siete a casa?

Brandon: Siamo viziati e siamo in una posizione in cui la pandemia non ha avuto un grande effetto su di noi. Una delle cose belle per me è stato passare tanto tempo con la mia famiglia. Quando si va in tour bisogna sacrificarne molto, e così mi sono abituato molto naturalmente alla —

Ronnie: — modalità papà!

Brandon: Sì. La scuola dei miei figli ha chiuso e così abbiamo passato ogni giorno tutti assieme.

Ronnie: La mia salute è al massimo. Sono una persona salutare, sai sono vegetariano. I miei livelli sono giusti, sono quelli di un ragazzino di 14 anni, faccio controlli ogni anno. È stato il periodo in cui fisicamente sono stato meglio. Non andavo a mangiare in ristorante, cucinavo a casa. Poi sono sposato ormai da quasi quattro anni, e quando è arrivata la pandemia è stato un po’ ritrovarsi sposini di nuovo, perché stavamo assieme molto più spesso e abbiamo scoperto che ci piacciamo davvero molto.

Concludo con una cosa che mi tormenta da anni: Brandon, cos’è successo alla giacca piumata?

Brandon: È nella Hall of Fame… No, non la Hall of Fame! Scusami, magari. È all’Hard Rock.

Ronnie: Quello è la Hall of Fame.

Brandon: È simile alla Hall of Fame. È in uno dei loro ristoranti da qualche parte. Se devo dirti la verità, mi sono pentito di avergliela data, perché non credo che in futuro la diano indietro.

Ronnie: No, la daranno indietro. Ti ricordi che avevo una giacca da Supercar indossata da David Hasselhoff che ho indossato in quel video, e l’ho scambiata dicendo, “Prendete questa schifosissima giacca di pelle.

Brandon: Era una po’ una cosa alla Roxy Music, provavo capi simili a quelli che aveva indossato Bryan Ferry. Lui era un grande. Sta molto meglio di me con le piume addosso.

Fonte // Consequence of Sound

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