Times Magazine [19-06-2009]

Solo U2 e Radiohead sono collocati più in alto nel pantheon delle rock band che hanno conquistato il mondo. Ma adesso è arrivato il momento dei Killers, dice il cantante Brandon Flowers.

È l’una di notte a Verona, e nelle viscere più profonde dell’anfiteatro di 2000 anni della città italiana i Killers lavorano duramente, riposano e suonano. Dopo otto mesi del loro tour mondiale, che durerà 20 mesi, in supporto al loro terzo album Day & Age, è stata l’ultima serata prima di una pausa di otto giorni per la band. Dopo di che, li chiama un’estate in cui saranno headliner ai festival europei.

Dave Keuning, il chitarrista, e il bassista Mark Stoermer sono seduti nel camerino, e stanno parlando con Juliette Lewis che sembra ubriaca – l’attrice nominata per l’Oscar e diventata rocker è stata la supporter del concerto di stasera. Il batterista Ronnie Vannucci, lubrificato dallo champagne rosa offerto dal riconoscente promotore locale – per il concerto sono stati venduti tutti i 10.600 biglietti disponibili – sta esplorando gli angoli più oscuri dell’antica arena. “Hey, è da qui che uscivano i Cristiani?” grida mentre scrutiamo in un tunnel sbarrato, “seguiti dai leoni?“.

E Brandon Flowers, il cantante? Sta lavorando. Il ventisettenne è seduto davanti al portatile e sta valutando le foto dei Killers. Sono state scattate dal loro fotografo, Torey Mundkowsky, cognato di Flowers. Tana, la sorella, che Flowers ha sposato alle Hawaii quattro anni fa, sta per dare alla luce il secondo bimbo della coppia (il loro figlio Ammon adesso ha 2 anni).

Flowers, che è più giovane di 5 anni rispetto ai compagni, è una rock star a cui piace avere il controllo. Così sta decidendo quali delle foto scattate durante questa torrida giornata nella gloriosa Verona possono essere consegnate ai media mondiali. Ce ne sono 1200 tra cui scegliere. Nonostante la prospettiva di una levataccia alle 6 per il volo di ritorno a Las Vegas, si studia ogni scatto e alla fine ne approva due dozzine. È più per cautela che per vanità, insiste. Come mi disse l’anno scorso: “È con il nostro destino che stiamo giocando qui“. Per lo stesso motivo, guarda le vecchie performance su YouTube, attento alle mancanze della band durante l’attività sul palco. Gli piace, dice, quando la forza della musica dei Killers “mi porta via. Qualche volta diventi un robot. Ma le notti migliori sono quando semplicemente dimentichi e diventi davvero parte della musica e del pubblico“.

I Killers sono un gruppo popolare con un tocco comune, un’attrattiva sospinta dai loro ritornelli da cantare tutti insieme e dall’apparenza da idolo di matinee del cantante. Ho visto 100.000 ragazzi inzaccherati impazzire per loro a Glastonbury; ho visto i Pet Shop Boys e il saggio del pop Neil Tennant estasiarsi per il talento di Flowers; e ho visto mamme nei cortili delle scuole a cui tremavano le ginocchia sentendo pronunciare il suo nome.

Lui continua a pensare che potrebbe fare di meglio. “Oh, penso di sembrare controllato!” dice, ridendo con quella risata gorgheggiante che lo fa sembrare Jimmy Stewart. Come spiegazione, parla di uno dei suoi idoli, Bruce Springsteen. “Abbiamo suonato prima di loro l’altra sera in Olanda. Hanno fatto un sacco di canzoni del loro nuovo album. Il modo in cui hanno suscitato la risposta del pubblico alle nuove canzoni – sono dei veri professionisti! Ero impressionato“.

Tanta padronanza del grande palco “mi ha fatto ripensare ad alcune cose. Ho preso degli appunti“. Ride – non perché sta scherzando – durante la chiacchierata ride molto, spesso per il nervosismo. Nonostante il suo modo di essere vanitoso e spavaldo sul palco, è un conversatore amichevole ma nervoso. Le sue gambe non stanno ferme un attimo, si scrocchia le dita e sta seduto dritto come un palo, come se fosse sul punto di fuggire.

Al festival olandese, il Pink Pop, Flowers ha raggiunto Springteen sul palco per un duetto su Thunder Road. “Ci ha guardati suonare, ha guardato tutto il nostro set. E mentre stavamo tornando nei nostri camerini mi ha chiesto se volevo (cantare con lui), subito dopo che avevamo suonato. È stato grandioso. Stavo morendo! Ho avuto il sorriso per tutto il tempo“. Dice di aver immaginato di condividere il palco con il Boss “almeno 150 volte“. È stato “un sogno che è diventato realtà“.

Destino. Diventare una sola cosa con la musica e il pubblico. Un sogno diventato realtà. Questo è il tipo di cose che dice Flowers. Nella fredda carta stampata lo fanno sembrare troppo bello per essere vero, un venditore del mondo dello spettacolo proveniente da Las Vegas; un intrattenitore che aspira al sangue e alle interiora di Springsteen ma che in realtà non potrebbe essere più mite. È certamente un Mormone praticante che la maggior parte delle volte rifiuta l’alcool ma si concede qualche sigaretta. È la sua ambizione che guida la band verso le vendite pluri milionarie, i premi e i posti da headliner ai festival. In tour il gruppo adesso ha i finimenti che servono: due tour bus, uno per Stoermer e Keuning (entrambi single) e uno per Flowers e Vannucci (entrambi sposati). Sono conosciuti come il bus Welcome to the Jungle e James Taylor, rispettivamente.

Abbiamo sempre parlato della nostra carriera e di come vogliamo avanzare; sembra esserci un piedistallo che ci aspetta“, dice Flowers. U2 e Radiohead sono già su quel piedistallo. “Questo è il momento (per noi) di salirci“.

Questo significa grandi ritornelli, inni fragorosi, una visione totale e molto eyeliner. I Killers, particolarmente Flowers, si vestono in base a come la loro musica li fa sentire. Nel loro album di debutto, il New Romantic-tendente-all’indie Hot Fuss (2004), si truccavano e indossavano giacche dai colori pastello, prova dell’entusiasmo anglofilo del giovane Flowers per New Order e Smiths. Per il suo seguito, l’americano Sam’s Town (2006), hanno messo cravattini e gilet.

In questo secondo album – che ha preso il nome da un vecchio casino per la classe operaia di Las Vegas – Flowers stava, in parte, riconoscendo le sue radici nella classe lavoratrice. È cresciuto in una famiglia unita in una cittadina dello Utah, il più piccolo (di 12 anni) di sei fratelli; suo padre ha lavorato come fruttivendolo per 30 anni. Ma il pubblico americano era confuso dal volta faccia. Una recensione deprimente su Rolling Stone è stata il punto dolente. Forse gli americani pensavano che i Killers stessero cercando troppo intensamente di essere americani?

Forse“, annuisce Flowers. “Siamo usciti e indossavamo vestiti e c’era sfarzo. Sicuramente hanno interpretato (l’atmosfera di Sam’s Town) come se fosse artificiosa. Lo capisco“.

La band, tuttavia, crede nel cambiamento, nell’andare oltre. “C’è molto di ciò in ciascuno di noi“, afferma Vannucci di una band che è stata messa insieme nel 2001 dopo l’annuncio di Keuning che cercava musicisti simili a lui (aveva menzionato i Cure e gli Oasis). Così, nella loro ultima mossa, hanno chiuso con il rock a tutto schermo, ed aperto al synth-pop di Day & Age. E anche alla giacca di Dolce & Gabbana con le spalline ricoperte di piume di fagiano che Flowers ha indossato negli ultimi mesi.

Flowers è una rock star intrigantemente contraddittoria. Afferma di avere una qualche forma di telepatia (“convinzioni” le chiama lui) per le cose negative. Aveva paura del numero 621 (è nato il 26 giugno) – e odia guidare alle 6.21 del pomeriggio, ad esempio. Dichiara di aver accettato questa cosa adesso, benché abbia ancora paura di volare.

Una volta ci è successo di essere nello stesso volo di Brian Wilson. E proprio prima che decollasse, ha detto ‘Se questo coso cade nell’Atlantico sarà la fine per tutte le nostre vite!’ L’ha proprio gridato! Io ho pensato ‘Oh m****! Grazie!’ È matto“. Il disastro dell’Air France l’ha fatto preoccupare di recente. “Mi ha tenuto in ansia per un po’“, ammette. “Mi è venuto l’herpes a causa della troppa preoccupazione!” dice, toccandosi il tormentato labbro superiore.

L’uomo che ha trasformato in un inno la forza delle cinque decadi di matrimonio dei suoi genitori nel nuovo singolo A Dustland Fairytale sta per diventare padre un’altra volta. Il bambino è atteso durante uno dei brevi intervalli in programma nel tour. Ha alcune decisioni da prendere. “Ho visto delle interviste con ragazzini i cui padri fanno quello che faccio io, e tutti loro sembravano risentiti. Non voglio che succeda. Ma sento anche che mi è stata data questa opportunità…“.

La sua fede Mormone da un grande valore alla vicinanza alla famiglia. Suo padre, inizialmente cattolico e bevitore, si è convertito alla fede mormona di sua madre, una notte, quando Flowers aveva 5 anni. Il fratello maggiore, Shane, golfista, avrebbe potuto avere un posto nel tour PGA (come il loro cugino, il golfista professionista Craig Barlow) ma ha scelto di non farlo perché avrebbe significato stare troppo lontano da casa. Tutte le religioni danno valore alla famiglia, faccio notare. “Si, ma la nostra è leggermente diversa – noi crediamo nello stare insieme…um“, esita cautamente “per sempre. Per l’eternità“.

Poche ore dopo i Killers si disperdono per le loro vacanze. Stoermer, che ha seri problemi con il jet lag, starà da questa parti: si porterà delle copie dell’Inferno di Dante e qualcosa di T.S. Eliot a Firenze. Keuning è diretto a San Diego per vedere Kyler, il figlio di 3 anni; Vannucci sta scappando a casa nelle montagne dello Utah con la moglie; e Flowers sta tornando a casa a Las Vegas. Dovrà fare l’esame della patente, e lui e sua moglie usciranno per un appuntamento. Il loro cinema locale trasmette il film del 1986 Bella in Rosa.

Ho già i biglietti, abbiamo la babysitter. Non sarei stato in questa band se non fosse esistito Bella in Rosa. Echo & The Bunnymen, New Order, The Smiths e Psychedelic Furs – la musica di questa colonna sonora è la cosa che mi ha dato forma“.

E cose ne pensa dell’eroe sfigato del film, Duckie, lo strano ragazzo con la cotta segreta per la sua migliore amica? “Beh“, sorride Flowers, “tutti abbiamo un piccolo Duckie in noi“.

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